Che ruolo avrà il Polo petrolchimico di Siracusa nell’ambito della transizione energetica nazionale ed europea? E’ un processo determinante. Il 24 ottobre 2024 è arrivata la notizia che Eni ha deciso di chiudere gli impianti di steam-cracking e platforming di Priolo entro il 2027 e di steam-cracking di Brindisi, gli ultimi esistenti in Italia, investendo circa 2 miliardi di euro per realizzare nuove produzioni chimiche alternative.
L’impegno futuro sarà volto alla decarbonizzazione, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 di 1 milione di tonnellate (circa il 40%), in coerenza con la transizione energetica. A tale scopo, Eni prevede la realizzazione di una chimica sostenibile, di bioraffinerie e di tecnologie di accumulo energetico entro il 2029.
La decisione di Eni di ridurre drasticamente la produzione petrolchimica (definito il Piano di trasformazione, decarbonizzazione e rilancio di Versalis) è motivata dalla crisi strutturale, ormai irreversibile a livello europeo, che ha comportato perdite economiche intorno ai 7 miliardi di euro negli ultimi 15 anni, di cui 3 miliardi solo nell’ultimo quinquennio. Non si può dimenticare che fra il 9 e il 14 maggio 2022 si è verificata la chiusura definitiva dell’impianto di steam-cracking e dell’impianto di platforming di Marghera (Venezia). L’effetto drammatico di queste chiusure per i petrolchimici del Nord Italia è stato attenuato solo grazie alla presenza degli impianti di Brindisi e Priolo, che avevano fornito le materie prime necessarie al loro funzionamento.
Il futuro del polo chimico di Priolo
Nella zona industriale siracusana, la raffineria Isab di proprietà cipriota, non ha risentito della proibizione sull’utilizzo del petrolio russo; è attiva e non dovrebbe subire effetti dalla chiusura degli impianti di steam-cracking e reforming di Versalis, ai quali fornisce le materie prime. Tuttavia, avverrà la chiusura dell’impianto Versalis di polietilene di Ragusa, che riceve da Priolo l’etilene.
Dopo la chiusura degli impianti di Marghera, il petrolchimico siracusano ha continuato a fornire etilene e benzene a Mantova per la produzione di polistirene e cumene per la produzione di fenolo, etilene e propilene a Ferrara per la produzione di polietilene e polipropilene, e la frazione C4 a Ravenna. Il non rifornimento di questi intermedi petrolchimici rappresenta un serio problema per l’industria chimica italiana. Sembra che a Priolo sarà realizzata la quarta raffineria Eni, dopo quella di Livorno, e un impianto di riciclo molecolare di rifiuti plastici, la realizzazione di un impianto per la gassificazione di CSS e rifiuti plastici non altrimenti riciclabili.
Il valore dell’impianto Isab
Fu costruito nel 1972 e apparteneva all’azienda energetica italiana ERG, che nel 2008 lo vendette a Litasco Sa. Al suo interno vengono lavorate 50 qualità differenti di petrolio trasformate principalmente in gasolio, ma anche benzina, oli combustibili, GPL e altri prodotti petrolchimici per le aziende. La capacità massima di produzione è di 19,4 milioni di tonnellate di greggio in un anno, pari al 22,2 per cento del totale nazionale. La maggior parte del carburante venduto nei distributori delle regioni del Sud arriva da qui. I dipendenti diretti sono mille, mentre l’indotto conta circa duemila persone. Isab, tuttavia, è importante per tutte le altre raffinerie che fanno parte del polo petrolchimico, grazie a un costante passaggio di prodotti tra le diverse aziende. Nell’area industriale, che vale il 51 per cento del PIL della provincia di Siracusa, lavorano in totale circa diecimila persone.
Il ridimensionamento o la chiusura di Isab avrebbe effetti deleteri anche sul vicino porto di Augusta, da cui nel 2021 sono passate 25 milioni di tonnellate di merci, di cui il 70 per cento erano prodotti petroliferi.
La transizione energetica di Isab è essenziale soprattutto dopo che il Parlamento europeo ha approvato il divieto per le case automobilistiche di produrre e vendere auto a benzina o diesel a partire dal 2035. Qualcuno asserisce che se la transizione energetica sarà troppo veloce genererà un disastro occupazionale, se sarà troppo lenta il disastro sarà ambientale. La transizione energetica deve essere governata per accompagnare il settore verso il cambiamento, rispettando le scadenze.
Il piano di Eni per Versalis a Priolo: il progetto di rilancio di cui è capofila sarà precursore dei tempi; insomma le nubi, sul futuro del Polo industriale siracusano, sembra si stiano diradando. L’incognita più significativa, sotto questo profilo, resta legata alle linee di finanziamento per sostenere gli interventi agli impianti. Più in generale, a seguito della presentazione dello studio di
The European House Ambrosetti dedicato alle opportunità industriali dalla transizione energetica. Lo studio ha calcolato 8-10 miliardi di euro per il Polo industriale siracusano per adeguare gli impianti produttivi, su un totale nazionale stimato in circa 25-30 miliardi di euro.
8-10 miliardi di euro di investimenti per l’adeguamento degli impianti produttivi ed un quadro normativo e di ammissibilità a finanziamenti non ancora esistente e definito e che richiederà un importante lavoro da parte del governo nazionale, di tutte le istituzioni e di tutti gli stakeholder.
La Sicilia ha un piccolo vantaggio sull’eolico ma è in ritardo sull’idrogeno. La risorsa è sì utilizzata negli impianti di Augusta-Melilli, Priolo e Gela, ma è ancora di tipo fossile. I programmi di conversione e sviluppo ci sono e sono stati messi a punto da Sonatrach, Sasol ed Eni, ma servono appunto delle operazioni preliminari di conversione dei sistemi di produzione.
L’associazione degli industriali, in rappresentanza delle sette grandi aziende insediate nel Polo, segnatamente di Isab Goi Energy, Versalis-Eni, Sonatrach Raffineria Italiana, Sasol Italy, Brown to Green Sicily, Air Liquide, Buzzi, e in collaborazione con il think tank “The European House – Ambrosetti“, ha infatti avviato uno studio finalizzato alla definizione di una nuova visione per la decarbonizzazione e la competitività. Come ribadito da Confindustria Siracusa, l’iniziativa intende affrontare «le sfide e le opportunità legate al percorso di decarbonizzazione del polo industriale di Siracusa per garantire lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità delle aziende del Polo, identificando la traiettoria da seguire, i fattori abilitanti e quelli attualmente bloccanti e quindi da rivedere».
«L’interdipendenza e la visione comune delle aziende, dichiara il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, ci ha convinto della necessità di realizzare uno studio che ci consenta di avviare in maniera pragmatica un percorso di decarbonizzazione integrato al Polo al fine di considerare e valorizzare la forte simbiosi industriale alla base della competitività del Polo».
Due le priorità emerse nella prima fase dello studio in corso per le aziende del polo industriale di Siracusa: lo sviluppo di una infrastruttura comune per il trasporto e lo shipping della CO2 catturata, la cosiddetta Carbon capture and storage (Ccs) a servizio di tutte le aziende del Polo; lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno rinnovabile e low carbon integrata nelle attività del Polo.
Secondo quanto emerso, la visione unitaria di un ‘Zero carbon industrial cluster’ nel polo industriale di Siracusa consente di preservare la competitività del polo industriale, di attrarre investimenti da parte di aziende interessate a produrre in contesti decarbonizzati, sostenere la riconversione delle imprese siciliane verso nuovi settori della green economy e contribuire alla sostenibilità del territorio.
Un sorriso,
Joe Bianca