Il lavoro che non c’è e la disoccupazione a Siracusa aumenta. La disperazione anche. Il ceto meno ambiente ripiega sul Reddito di cittadinanza. Sono anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro.
Secondo i dati tra il 2021 e il 2023 saranno circa 200mila le posizioni di lavoro qualificate disponibili nel Paese sul mercato nei settori meccanica, Ict, alimentare, tessile, chimica, legno-arredo ma una su tre rischia di restare vuota. Il motivo?! Mancherebbero i talenti o personale con competenze adatte tanto che alcune aziende si rivolgono agli stranieri.
A Siracusa c’è la fame nera, siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni la politica al Vermexio è assente e i bla-bla lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto. Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che i nostri giovani non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie.
Il nostro territorio è uno di quei luoghi in cui è necessario investire maggiormente in misure di politica attiva del lavoro che puntino alla formazione quando si parla di posizioni con high skill ma è anche vero, parlando di lavori «comuni», che non di rado il problema è alla radice. L’industria siracusana che fino adesso assorbe oltre 7.000 dipendenti, allenta il passo.
L’indotto nella zona industriale dei lavoratori della società BPIS, dove i lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria si trovano con un futuro occupazionale incerto, nonostante vi sia un tavolo permanente in Confindustria Siracusa per l’assorbimento di alcuni di questi lavoratori nel contratto di Sonatrach, vinto dalla società Coemi, che ha già proceduto all’assunzione di 30 unità provenienti da questa azienda.
Oltre il 50% del Pil Siracusano poggia sulla zona industriale ed il prevedibile calo di lavoro dopo l’avvento non faceva presagire nulla di buono. Occorre affrontare seriamente il tema della riqualificazione industriale e della transizione energetica, lasciando alle spalle qualsiasi preconcetto in favore di un dialogo finalmente costruttivo e proficuo.
All’estero c’è appunto la fila per fare i camerieri o i baristi, in Italia quei lavori considerati «meno qualificati» come i pizzaioli, camerieri, addetti alle pulizie etc etc sembrano introvabili in molti casi. E’ chiaro che queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo.
Ci sono timori nelle coppie Siracusane che decidono di mettere al mondo un nascituro e si chiedono se fanno bene a volerlo e se non fosse solo il frutto del loro egoismo. Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Il nuovo anno come altri precedenti ci trascinano problemi vecchi. Aziende in procinto di chiudere i battenti e non solo a causa della crisi generata dall’emergenza sanitaria, ma a situazioni pregresse che si sono acuite nel tempo dove la politica è stata sempre latitante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere.
Siamo consapevoli dal concetto che la nostra comunità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà?
Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi?
Una politica refrattaria allo sviluppo del territorio come si evince chiaramente a Palazzo Vernexio?
E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate?
Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena?
Perché anche nella nostra città opulenta vi sono migliaia di Siracusani che non hanno una casa e dormono rifugiandosi nuovamente nella casa dei genitori o nei rifugi d’emergenza con prole?
Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza?
«Siracusa persa era, persa è e persa sarà» diceva bonariamente il collega, Corrado Cartia, stimato collaboratore di Libertà. E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata?
A Siracusa è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti sociali cruenti.
Cari amici dobbiamo all’unisono cambiare rotta, costi quel che costi. Dobbiamo proporci per un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. È la sola strada se vogliamo guardare i nostri giovani e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. Tutti insieme per dare un contributo di idee e creare le condizioni una nuova era a Siracusa. Sfatiamo la convinzione del nostro caro amico Corrado Cartia, almeno lui da lassù sarebbe compiaciuto.
Un sorriso,
Joe Bianca