Sangue e Arena» è il titolo di un film i cui protagonisti erano Tyrone Power e Rita Hayworth. Nella metafora della trama immortala momenti così come la letteratura ne ha proiettato il significato sul significato dell’esistenza stessa.
Come oggi sostenitori ed oppositori portano i propri argomenti sugli spalti della società civile. Fuggire, vivere o morire: i siracusani per le amministrative di giugno 2023 devono fare la loro seria scelta di vero cambiamento.
L’attuale Amministrazione retta dall’attuale sindaco Francesco Italia si trova a palazzo Vermexio dal 27 giugno 2018 a conclusione mandato fino a giugno 2023. Lo stesso ha ricoperto il ruolo di vice sindaco dal 2013 al 2018 nella gestione dal Giancarlo Garozzo. Ed è nel quinquennio 2016/2021 che Siracusa ha subito un crollo demografico con un decremento da 122.031 a 116.447.
Senza alcuna prospettiva molti giovani, che si sono formati nel nostro territorio, hanno deciso di emigrare. La comunità siracusana ha investito risorse, e che avrebbero dovuto rappresentare il nostro futuro.
«Se la tendenza dovesse continuare con questo ritmo» afferma Confcommercio, «nell’arco dei prossimi dieci anni scenderemmo sotto la soglia dei 100.000 abitanti, con rovinosi risvolti economici conseguenti alla diminuzione delle risorse provenienti da Roma e Palermo nonché dei consumi globali e del Pil complessivo.
«Anche l’analisi della struttura per età offre un quadro negativo e di tipo regressivo, con il numero degli ultra 65enni che ha superato ormai abbondantemente quello degli under 14, e l’età media dei residenti passata da 39 a 45 anni in meno di due decenni.
«Popolazione che peraltro vive in un contesto del tutto carente di servizi – come abbiamo riportato nell’editoriale/denuncia dello scorso 4 settembre – incapace di garantire condizioni di vita che possano definirsi anche lontanamente soddisfacenti; dalle ultime rilevazioni sulla qualità della vita, Siracusa risulta essere 104sima su 107 città capoluogo di provincia. Questo scenario di profonda crisi», conclude Confcommercio Siracusa, «colpisce gravemente anche i nuclei familiari residenti in provincia i quali usufruiscono complessivamente di un redito medio di circa 18.000 euro annui, a fronte dei 31.000 della media nazionale». Una situazione dire poco drammatica.
A Siracusa, il passo del cambiamento, o, forse, anche soltanto il cambiamento di passo…, è quanto servirebbe, e con urgenza, in tantissimi aspetti della vita collettiva di questa città. Senza il quale, il declino potrebbe raggiungere un livello di ‘non ritorno’, oltre il quale potrebbero essere necessarie numerose generazioni per risalire la china – e non è detto che ci si riesca. E, tra i tanti aspetti in cui tale cambiamento appare particolarmente necessario ed impellente, v’è certamente quello della rivoluzione culturale. Una ‘cosa’ di cui talmente tutti parliamo e straparliamo, che, temiamo, non sappiamo neanche più bene cosa significhi. Sembrerà un calembour, ma cambiare il nostro approccio alla cultura, richiederebbe innanzitutto un cambiamento culturale.
A Siracusa albergano anime scarse o anime mediocre, non è dato sapere. In ognuno di noi alberga in sé, secondo la propria capacità, quattro, cinque, dieci o venti anime distinte e mobili. Per una funzione spesso incosciente, suggerita dal tornaconto personale e o politico, o imposta da quel bisogno spontaneo di volerci in un modo anziché in un altro, di apparire a stessi diversi da quello che siamo, si assume una di quelle tante anime e, secondo essa, si accetta la più favorevole interpretazione fittizia di tutti gli atti che, di nascosto alla nostra coscienza, furbescamente operano le altre.
E’ chiaro che uno tende ad ammogliarsi per tutta la vita con una sola di queste anime, con la più comoda, con quella che porta in dote le facoltà più adatte a conseguire lo stato cui aspiriamo. Ma, fuori dell’onesto tetto coniugale della nostra coscienza, è assai difficile che non si abbiano poi tresche con le altre anime reiette, da cui nascono atti e pensieri bastardi che subito ci affrettiamo a legittimare.
Sul termine Cultura a Siracusa ne abbiamo fatto vanamente sacrificio; tanto per cominciare, togliamole la maiuscola. Che a furia di innalzarla (a parole…) sugli altari, è stata vanificata. Proviamo a toglierle quest’aura che a Siracusa le abbiamo costruita, che ci ha poi portato ad immaginarcela come qualcosa di aulico, di elevato (la Cultura…), inevitabilmente contrapposto ad un’altra cultura, ‘bassa’, stracciona di cui stiamo vivendo in città.
Una differenza che, oltretutto, non ci ha minimamente aiutato a distinguere il grano dal loglio, ma anzi è stata foriera di una nuova confusione babelica, con l’etichetta di ‘culturale’ affibbiata anche a cose che nulla vi hanno a che fare, o con l’espungere dalla cultura alcuni suoi ‘pezzi’, solo perché considerati poco ‘nobili’.
«La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi», diceva «‘Che’ Guevara», divenuta persino elemento di un marketing straccione e di massa.
L’aforisma a Siracusa deve rappresentare la consapevolezza, di chi vuol cambiare lo stato di cose presente, che quando le condizioni storiche producono una accelerazione, e questa a sua volta genera disorientamento generale, ciò diventa una opportunità per chi, al contrario, sa con chiarezza cosa vuole cambiare, e come.
A Siracusa è tutto nebuloso, certo, per cogliere l’opportunità ci vogliono persone capaci di farlo. E che ne abbiano la volontà. Mettendosi in gioco. Intanto occorre trovare una persona talentuosa, seria e aperta al dialogo costruttivo per la città avveniristica.
Servono idee e progetti chiari. Ora, che si stia attraversando una fase di grande ‘declino, e che non si sappia bene come affrontarlo, è sotto gli occhi di tutti. Siracusa sta attraversando una fase molto ma molto critica, in cui sembrano mancare risposte positive agli annosi problemi che, nel contesto di una ‘crisi’ globale, risultano ancor più aggravati. Riflettere dunque su alcune idee, che possano servire al ‘cambiamento di passo’, è cosa utile.
Se i Siracusani fossero quindi alla vigilia di una svolta, rivoluzione culturale e politica, in grado di rimettere in carreggiata la città di Archimede, offrendogli una nuova prospettiva di crescita (non solo economica), ed al tempo stesso un ‘senso’ di sé e del proprio ruolo nel mondo, occorrerebbero degli strumenti concettuali capaci di supportare e concretizzare la ‘svolta’. E poiché s’è parlato di Rivoluzione culturale, è su questo terreno che si dovrebbe provare ad abbozzare un’ipotesi, ad aprire un ragionamento. Ma su questa tesi occorre approfondire il prossimo editoriale.
«Verso le amministrative 2023». Inizio editoriali: Rivoluzione culturale nr.12 (inizio 12 giugno).
Episodio inquietante
con politica è scadente
E’ iniziato l’atto di ostilità verso l’Amministrazione lo scorso venerdì nel corso della cerimonia della scopertura della lapide commemorativa restaurata posta nell’edificio dove visse Elio Vittorini.
Via Vittorio Veneto dimenticata dall’amministrazione in tema di recupero. Edifici fatiscenti dove gli abitanti della zona si sono sentiti mortificare dal clima festaiolo del sindaco Italia e dal vice sindaco Granata.
L’azione di protesta è partita da un uomo anziano il quale interrompeva la cerimonia per denunciare l’abbandono dell’edificio dove è stata posta la lapide, accusandoli di violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, i mancati finanziamenti per la riqualificazione degli edifici della via.
Da testimoni presenti alla cerimonia, il sindaco ribatteva che la sua amministrazione è stata l’unica a restaurare la lapide (..sic et simpliciter..).
Da li a poco Granata inviperito si scagliava contro l’anziano signore (..soggetto fragile..), che richiamava i propri diritti; Granata veniva allontanato dal sindaco che interveniva con tono adirato verso l’uomo sottolineando che l’edificio era privato e non potevano farci nulla (anziché lo stesso trovare con pacatezza una interlocuzione serena con l’uomo, nulla di tutto questo), nella reitera protesta del cittadino interveniva veemente Granata che con fare minaccioso cercava di dissuaderlo corpo a corpo con uno spintone, e l’uomo rispondeva: «Ma cosa vuole fare… mi vuole intimorire?».
Di tutta risposta Granata avrebbe offeso il cittadino con un: ‘Vaffa…’. La protesta si animava ed interveniva a difesa dell’uomo un 40enne della zona che affrontava faccia a faccia il Granata redarguendolo: «…Ouh… ouh, ma cu si…, cu… si. Un boss si? Si nu scappatu i casa! Non ti permettere più! E un sottovoce cumulativo dei presenti accomunati un «…Ouh ouh…».
Un’atmosfera di ostilità verso il primo cittadino che mai si è verificata in passato con la quale sta a significare che la misura è colma che i siracusani sono stanchi di questa amministrazione.
In serata giungono da palazzo Vermexio, dal vicesindaco Granata le scuse pubbliche per l’accaduto.
A tal proposito vi invito a consultare e seguire attivamente la mia pagina facebook https://www.facebook.com/joebiancasr.
Un sorriso,
Joe Bianca