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Finanziamenti al Sud: Bivona al ministro Provenzano: «Monitorare l’erogazione»

«Un Sud che lavora è un Sud che produce», questo lo slogan coniato nel corso dell’incontro webinar con il Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano in collegamento con Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa unitamente con i colleghi di Catania e Palermo.
«Fiscalità compensativa per il Sud. Sblocco delle Zone economiche speciali. Investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture. Misure per l’innovazione. Incentivi per l’occupazione e per gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno. Transizione energetica nel quadro del Green New Deal. In sintesi, una serie di interventi organici che consentano alle imprese di fronteggiare l’emergenza e di sostenere la ripresa economica della Sicilia. È quanto hanno chiesto gli industriali siciliani in un documento di proposte che hanno consegnato mercoledì scorso al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, in videoconferenza promosso da Confindustria Catania.
«La filiera che riunisce raffinazione e distribuzione dei prodotti petroliferi fa i conti con i danni causati da una crisi senza precedenti» esordisce Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa. «Ci sono scadenze di fine 2020 per oltre 6 miliardi per le sole accise. La seconda ondata della pandemia ha creato effetti negativi unici: ci sarà, al 31 dicembre, un calo del fatturato».
E ancora: «Per raggiungere l’obiettivo occorrono investimenti, a livello europeo, nell’ordine di 400-650 miliardi, piani che la pandemia sta complicando. «A mancare è la liquidità problema numero uno quando crollano i consumi».
Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa, ha rinnovato il plauso al ministro per le misure del governo Conte. «Siamo fortemente preoccupati, ha proseguito Bivona, per la gestione dei fondi di coesione, perché non abbiamo le condizioni strutturali di competenza per poter usufruire di quello che potremmo avere». Bivona ha chiesto al ministro per il Sud di monitorare l’erogazione dei fondi «per non sciupare queste opportunità». Bivona ha sottolineato l’importanza delle bonifiche e delle infrastrutture per valorizzare le Zes ed evitare di creare «cattedrali nel deserto».
«Il tessuto imprenditoriale siciliano – affermano all’unisono il presidente di Confindustria Catania, Antonello Biriaco, il vicepresidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese, e il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, vive una fase di crisi che per molte piccole e medie imprese potrebbe significare un punto di non ritorno. In Sicilia il lockdown ha bloccato il 58% delle attività produttive. Nel secondo trimestre del 2020 sono andati in fumo 6 miliardi di euro e 76 mila posti di lavoro. Occorre agire subito e non solo per garantire la sopravvivenza delle imprese con ristori immediati ma per imprimere una svolta alle politiche di coesione territoriale. In tempi certi e con obiettivi definiti si deve ricucire la frattura sociale ed economica che separa Nord e Sud e permettere lo scatto in avanti dell’economia siciliana. Fiscalità compensativa, investimenti infrastrutturali, avvio delle Zone economiche speciali e incentivi mirati alla ripresa degli investimenti produttivi sono i pilastri portanti di una ripartenza possibile della Sicilia».

Decontribuzione Sud, ossigeno per imprese e occupazione
La noma che prevede l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro del Mezzogiorno, in misura pari al 30%, introdotta dal “decreto agosto” sta ponendo un freno al collasso occupazionale dell’Isola. Ma è anche uno strumento efficace per conseguire risparmi da investire nella formazione del personale, in premi di produzione, in nuove assunzioni. Occorre che tale misura, prevista anche nella manovra di Bilancio 2021 con una diminuzione progressiva dell’intensità della decontribuzione, diventi uno strumento stabile delle politiche dirette a colmare lo svantaggio competitivo delle imprese del Mezzogiorno.

Recovery Fund, volano per lo sviluppo delle infrastrutture
Per connettere la Sicilia all’Europa attraverso il corridoio Scandinavo-Mediterraneo è necessario potenziare lo sviluppo della logistica, delle infrastrutture portuali e del trasporto terrestre.
I porti siciliani, in particolare, rischiano però di rimanere tagliati fuori dalle nuove rotte commerciali perché non adeguati agli standard europei e non collegati a un organico sistema intermodale. La condizione di insularità della Sicilia, come certifica uno studio della Regione siciliana, rappresenta ancora una tassa occulta da 6 miliardi di euro l’anno. Serve quindi un immediato cambio di rotta. No alla macedonia di piccoli progetti destinati all’irrilevanza. Sì alle risorse del Recovery Fund per il finanziamento di infrastrutture strategiche.

Zes bloccate ai nastri di partenza
Fiscalità di vantaggio e semplificazione burocratica sono i due pilastri della strategia di attrazione degli investimenti nelle Zone economiche speciali nell’ambito dell’economia portuale. Le due Zes dell’Isola (Sicilia Occidentale e Orientale), istituite con decreto del 15 giugno scorso, sono ancora ai blocchi di partenza, mentre i ritardi accumulati allontanano gli investitori. Gli industriali chiedono quindi di accelerare le procedure burocratiche per passare alla fase operativa e accedere ai benefici destinati agli investimenti. E, per rendere più efficace il sistema, occorrono anche una legge organica sulle Zes, l’individuazione di strutture amministrative specifiche e fondi mirati nella nuova programmazione europea 2021-2027.

Bene le misure ad hoc per il Sud
Per rendere competitivo il posizionamento del sistema economico siciliano rispetto alle aree sviluppate del Paese, occorre stabilizzare quelle misure che si sono già rivelate di particolare efficacia. Bene quindi l’inserimento nella manovra di Bilancio 2021 della proroga del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali fino al 2022, con uno stanziamento annuale di un miliardo di euro e il rinnovo del credito d’imposta nella versione potenziata per le attività di ricerca e sviluppo.

Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno
La legge di bilancio 2021 prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro annui nel 2021-2023 per la costituzione di Ecosistemi dell’innovazione nelle regioni del Sud, per incentivare la collaborazione tra imprese e sistema della ricerca e favorire il trasferimento tecnologico. Questa misura rientra appieno negli obiettivi comunitari e rappresenta il “collante” per consolidare, in un’ottica di filiera, la trasformazione tecnologica delle piccole e medie imprese.

L’intervento del ministro per il Sud, Provenzano
«Stiamo attraversando la crisi peggiore della nostra storia, esordisce il ministro Provenzano, se l’Italia è rimasta in piedi è grazie alla tenacia degli imprenditori. Fa molto piacere discutere di impresa, turismo e industria e credo in un Sud che lavora e produce. Dobbiamo puntare sullo sviluppo sostenibile”. Il ministro Provenzano ricorda di essere figlio di un piccolo imprenditore: “Ho visto la fatica di fare impresa, e il Piano Sud che avevamo presentato era un Piano per il rilancio del Mezzogiorno, che seguisse l’idea di un Sud protagonista e motore dell’interno Paese.
«Per una volta, prosegue il ministro, il Piano ce l’abbiamo già e molte misure del Recovery Fund facevano già parte del Piano Sud. Siamo stati criticati perché pensavamo a una programmazione a lungo. Il Mezzogiorno deve uscire dalla politica dell’emergenza, abbiamo il dovere di darci un orizzonte lungo, molti se ne sono andati perché non vedevano una prospettiva di cambiamento dei territori.
Giuseppe Provenzano elenca le misure previste dal governo Conte a sostegno del Sud. «Dobbiamo superare lo scoglio del negoziato con la Commissione Europea, noi abbiamo approvato la misura, è in corso una trattativa molto serrata, con una forte spinta politica, frutto della consapevolezza che la misura è un tassello di una strategia generale. Non mi interessano gli applausi, ma l’appoggio in Italia e a Bruxelles, non ha aiutato la freddezza con cui anche Confindustria ha accolto questa cosa. Siamo determinati a portala avanti.
Il ministro per il Sud ricorda che l’esito del negoziato è fondamentale e che la misura «deve essere duratura, ma non deve essere eterna, la priorità è annullare lo svantaggio competitivo con gli investimenti. «Noi abbiamo avuto un deficit di infrastrutture e servizi che si è allargato per responsabilità delle istituzioni pubbliche e tutti hanno concorso, nel tempo, a un progressivo disinvestimento.
«La priorità è colmare quei divari in termini infrastrutturali e di servizio», aggiunge ancora Provenzano, «sono perfettamente consapevole che dobbiamo avere in mente le infrastrutture sociali, scuola, assistenza, connettività, che riguarda la qualità della vita dei cittadini. «Tutto questo era contenuto nel Piano per il Sud, io sono il ministro che ha trovato le risorse per lavorare sulla Ragusa-Catania, abbiamo ripreso e reso operativo uno strumento di controllo sulle grandi opere e in particolare la velocizzazione della linea ferrata Messina-Catania- Palermo. Noi, attraverso il potere di sorveglianza sui fondi della coesione, abbiamo messo sotto le loro responsabilità la Regione e la Rete Ferroviaria».
A conclusione della videoconferenza gli industriali siciliani hanno consegnato un documento di proposte per fronteggiare l’emergenza e di sostenere la ripresa economica della Sicilia.

Un sorriso,
Joe Bianca