Il sapore amaro delle election day a Siracusa ci riportano nei versi di George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) è stato uno scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico. Conosciuto in vita come un giornalista e opinionista politico e culturale, oltreché prolifico saggista e attivista politico-sociale; il quale scriveva: «Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è Complice». E su facebook impazzano i commenti sulle elezioni regionali a Siracusa:
Giuseppe N. scrive: «Ognuno è causa dei propri mali. Ora non ci lamentiamo, siamo stati capaci di non farci rappresentare da nessun Siracusano (alla Regione c’è solo Gilistro, medico, ma politicamente neofita). Avemu ’u surtinisi Auteri; ‘u ciurdiano Spada, ‘u miliddisi Carta, ‘u pachinisi Gennuso, chi babbi raccussì… semu, sirausani babbi …proprio vero».
Marco S. osserva: «I siracusani non sono nemmeno in grado di eleggere un proprio rappresentante capace in nessuna competizione… troppo invidiosi e criticoni!»;
Giuseppe R. commenta: «Condivido, onestamente una platea di parlamentari regionali scadente…»;
Ed ancora Francesca T.: «Io veramente sono senza parole e menomale che volevano il cambiamento… mah che schifo»;
Silvia D. scrive: «L’ identità siracusana si tutela, si difende, si attenziona. I deputati devono essere delle sentinelle attente che devono saper ascoltare i cittadini, devono saper spiegare le ragioni di una determinata linea politica assumendosi il compito di metterli in contatto con la politica regionale. Non sono liberi professionisti ma in quanto eletti sono al servizio del territorio che li ha espressi».
Quello che è accaduto è un malcostume tipicamente tutto siracusano, è importante denunciare, svegliare le coscienze ma è fondamentale attuare modelli educativi, di comportamento: deve emergere una condotta seria, morale e intellettuale.
Ad esempio la tanto decantata transizione ecologica, transizione digitale, inclusione sociale, che costituiscono i tre assi strategici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), cui si aggiungono tre priorità trasversali, donne, giovani, Sud, per quanto non sarebbe stato azzardato aver previsto anche una quarta priorità, quella della transizione culturale. Siracusa è in profondo ritardo, non ci sono progetti per il futuro, il comune gestisce normale amministrazione con suggerimenti di finanziamento che arrivano da Roma e Palermo. Questo atteggiamento si potrebbe chiamare: «La filosofia del non esistente».
Uno nuovo sviluppo che possa generare sul territorio una transizione attiva che metterebbe in discussione il modo stesso di concepire la cosa pubblica, di governarla e la responsabilità con cui vivere la comunità, con la capacità di mediare e di portare a sintesi i distinti interessi.
Insomma, una transizione culturale e politica, una rivoluzione che raccolga l’eredità di uomini capaci che, chiamati a governare nelle prossime amministrative del giugno 2023, una comunità che deve caratterizzare la propria azione facendo emergere la bontà del «noi» e non l’egoismo dell’«io» e contraddistinto la loro leadership come missione al servizio esclusivo degli altri. E, questo, anche a costo di perdere consenso politico ma non quello umano, che rimarrà sempre.
E’ chiaro che non è una questione di una parte politica o dell’altra, ma del sistema politico, di destra come di sinistra. In questo momento essere siracusano, palesarsi come siracusano, in giro per l’Italia, non è onorevole. C’è da vergognarsi per il modo di come è gestita la città di certa politica.
Siamo una città visitata dai turisti occasionali fai-da-te, c’è da sperare che gli stranieri a zonzo per le nostra magnifica città non leggano i nostri giornali, perché fin dalle prime pagine s’imbattono in notizie negative.
Ma veramente i Siracusani sono un popolo senza futuro e senza speranza? Da noi le infrastrutture sono inesistenti. La sanità è un incubo continuo, dove il diritto alla salute non è più un diritto. Le speranze del nuovo ospedale sembrano allontanarsi giorno dopo giorno (e adesso con l’uscita della Prestigiacomo che è stata la motrice del treno sanità si arenerà del tutto, auguriamoci che possa avere un ruolo preminente nella politica). I trasporti sono fermi all’anno zero. Le scuole cadono a pezzi. Le strade somigliano a quelle di campagna. I rifiuti sono la perenne questione da risolvere.
Il lavoro non è mai arrivato se non grazie all’industria, oggi sofferente, e i nostri giovani emigrano verso nuovi lidi impoverendo la società.
Il forte calo dei residenti, passati in pochi anni da poco più di 124mila a 115.984. In provincia si è scesi da 405mila a 383mila circa (dati aggiornati al 30 giugno 2022). Con rovinosi risvolti economici conseguenti alla diminuzione delle risorse provenienti da Roma e Palermo nonché dei consumi globali e del Pil complessivo. I Siracusani sono un popolo senza speranza. Ci dispiace dirlo ma è la realtà, carta canta.
Nella città di Siracusa i ragazzi fino a 14 anni erano 19mila e ora sono soltanto 15.641, mentre i residenti che hanno più di 65 anni sono cresciuti di circa il 50 per cento: da poco più di 18mila sono diventati 27.318!
Questa cruda realtà viene fuori dai dati diffusi dall’Istat e ancora non tiene completamente conto dei danni causati da questa terribile pandemia, che ha purtroppo peggiorato una situazione di grave fragilità demografica già da tempo esistente anche nella nostra realtà locale.
I numeri da soli sono già molto eloquenti ma a fronte di essi non esiste ancora nella nostra società sufficiente consapevolezza della pericolosa criticità dell’«inverno demografico» in cui siamo piombati da anni e da cui non riusciamo ad uscire.
Dietro tutte queste inefficienze mai risolte, c’è il popolo Siracusano silente, ‘prone’ verso gli incapaci. Governanti dalla manipolazione psicologica che viene fatta da spot e fake news per distrarre la gente.
Il popolo Siracusano ha distrutto la vita delle passate generazioni, ed ora sta distruggendo anche quella delle future generazioni. Un popolo che vive nell’attesa che arrivi il solito contentino.
Un popolo che non sa ribellarsi. Si accontenta, un popolo passivo.
Non è giusto continuare a temporeggiare in attesa che qualcosa possa cambiare, essere fatalisti non serve a nulla. Le cose cambiano solo se rivendichiamo il sacrosanto diritto a farle cambiare. Siracusa è una città meravigliosa, non può vivere nello stato comatoso in cui si trova.
La colpa è del popolo Siracusano che, per primo, non ha saputo rispettare la propria terra e non ha saputo farsi rispettare.
Una Rivoluzione culturale a Siracusa inizierebbe con un nome nuovo, inedito, un uomo coraggioso e talentuoso, non politico, con un lungo curriculum, sarebbe salutare o forse sarebbe più opportuno gridare al mondo intero che Siracusa aspirerebbe ad una rivoluzione sociale.
Occorre prendere una decisione molto importante, rompere gli schemi col passato ma bisogna guardare tutti insieme al cambiamento della nostra città, lontano dagli sterili compromessi che nessun politico ha mai saputo mantenere, per il presente nostro e il futuro dei nostri figli.
Tutti insieme, uniti, possiamo e dobbiamo vincere questa sfida.
«Verso le amministrative 2023». Inizio editoriali: Rivoluzione culturale nr.15 (avvio pubblicazione il 12 giugno). A tal proposito vi invitiamo a consultare e seguire attivamente la pagina facebook https://www.facebook. com/joebiancasr.
Un sorriso,
Joe Bianca