Leggere una recente nota dell’avvocato Corrado V. Giuliano sul “gattopardismo” siracusano offre spunti utili, ma il vero dramma di Siracusa va ben oltre la metafora letteraria. Siamo davanti a una città che non solo è stata tradita da una classe dirigente autoreferenziale, ma che oggi si ritrova senza una visione, senza un progetto, senza una strategia. Una città che, per riprendere un’immagine amara ma realistica, deve ormai cercare con un lume, casa per casa, il futuro sindaco: qualcuno che abbia davvero un’idea di sviluppo e non semplicemente la volontà di amministrare l’inerzia.
Giuliano mette in evidenza un aspetto fondamentale: la continuità di un potere locale che, tra nostalgie e retoriche, ha scelto la conservazione anziché il cambiamento. Ma ciò che sfugge – e che rappresenta il vero nodo della questione – è che Siracusa oggi è un territorio frammentato, scollegato e privo di una programmazione minima. E il buco nero non è solo politico: è amministrativo, infrastrutturale, culturale.
Una città isolata e un sindaco assente
Il primo dato che fotografa questo declino è l’isolamento. Le ferrovie hanno di fatto tagliato Siracusa fuori dalle grandi direttrici della mobilità regionale. Le promesse di collegamenti rapidi e moderni sono rimaste tali, mentre il sindaco è stato assente nei momenti chiave: nessuna battaglia concreta, nessuna pressione sulle sedi regionali o nazionali, nessuna progettualità alternativa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nessun servizio di trasporto intermodale, nessun collegamento funzionale con l’aeroporto di Fontanarossa, nessun sistema integrato che possa sostenere davvero turismo, pendolarismo e attività economiche. La città si muove ancora come trent’anni fa, ma con più traffico, meno servizi e zero visione.
Turismo fai-da-te: un patrimonio lasciato al caso
Di turismo si parla tanto, e spesso male. Siracusa vive da anni di un turismo spontaneo, non organizzato, affidato alle iniziative individuali e alla resilienza degli operatori.
Il collegamento con l’aeroporto non esiste, il Piano del Turismo è un’astrazione, il tanto annunciato Libro Bianco sul Turismo non ha prodotto azioni concrete, e gli strumenti di marketing territoriale sono inesistenti.
È un paradosso: una delle città più ricche di storia, arte e bellezza del Mediterraneo è costretta a sopravvivere senza una strategia, senza un coordinamento, senza un’idea di accoglienza moderna.
Piani scaduti, strumenti urbanistici assenti
Il vuoto amministrativo è evidente. Il Piano Commerciale non esiste.
• Il Piano Urbano della Mobilità langue da anni.
• Il PPO e il PRG sono scaduti, congelati, inutilizzabili.
E in questa assenza totale di regole e visioni, la città cresce in modo disordinato, mentre le periferie si svuotano, i quartieri storici si spopolano e la speculazione edilizia continua a trovare spazio, come in un copione già scritto.
Il porto incompleto, l’area artigianale fantasma
Il porto di Siracusa rimane un’incompiuta. Un’infrastruttura che potrebbe dare vita al turismo di qualità, alla logistica, a un sistema produttivo moderno, resta invece un monumento all’incapacità amministrativa. L’area artigianale? Lo stesso discorso: un progetto mai decollato, mai completato, mai realmente inserito in una strategia industriale.
ZES, SIN, industria e agroalimentare: tutte opportunità perdute
Le opportunità di sviluppo offerte dalle ZES e dalle aree SIN restano lettera morta. Siracusa avrebbe potuto attrarre investimenti, sviluppare poli produttivi, rilanciare l’agroalimentare. Invece nulla. Progetti mai portati avanti, bandi non presentati, occasioni perse.
Il risultato è una città che guarda a se stessa con malinconia, mentre le aree circostanti provano almeno a muoversi.
Periferie dimenticate, strade colabrodo, servizi insufficienti
E poi ci sono loro, le periferie: sempre più isolate, sempre più dimenticate.
Le strade sono un colabrodo, i servizi alla collettività sono frammentati e insufficienti.
L’amministrazione non ha mai affrontato seriamente il tema della qualità della vita nei quartieri, preferendo interventi spot e inaugurazioni senza sostanza.
La rigenerazione urbana che non c’è
L’opera di rigenerazione urbana avviata da Ance Siracusa con il compianto ing. Massimo Riili aveva aperto una prospettiva importante, in particolare sul tema Stazione–Waterfront, uno dei nodi strategici per ridare senso alla città.
La palla è ora nelle mani del nuovo presidente Ance, Paolo Augliera, ma senza una guida politica forte e una visione amministrativa chiara, il rischio è che tutto si perda in un’altra stagione di occasioni mancate.
Il caso Mazzarrona e il paradosso PNRR
Il progetto G124 sulla Mazzarrona, insieme ai finanziamenti del PNRR, rappresentava la grande occasione per rilanciare un intero quartiere e ridisegnare il futuro urbano della città.
Ma anche qui si registra l’ennesimo fallimento: fondi non intercettati, piani non presentati, ritardi inspiegabili, opportunità svanite.
Una città senza guida finisce per perdere ciò che altrove avrebbe trasformato il volto di intere comunità.
L’ospedale nuovo: la spada di Damocle del disinteresse
Il Nuovo Ospedale – infrastruttura fondamentale per la salute pubblica, l’occupazione e lo sviluppo territoriale – è rimasto sospeso come una spada di Damocle.
Ritardi, silenzi, disinteresse. Nessuna battaglia politica, nessuna visione di lungo termine. Uno scandalo civile, prima ancora che amministrativo.
Una città senza progetto
Ecco il punto: Siracusa non ha un progetto.
Non ha un piano.
Non ha una visione.
E allora sì, il gattopardismo uccide Siracusa. La uccide perché qui tutto cambia per non cambiare mai. Perché ogni amministrazione ripete gli stessi errori, perché l’alternanza politica non diventa mai alternativa culturale.
I siracusani devono cercare con un lume il futuro sindaco
A questo punto non basta più criticare i sindaci del passato o del presente.
Non basta più lamentarsi.
Serve un atto collettivo di responsabilità.
I siracusani devono cercare con un lume, casa per casa, il futuro sindaco:
una figura capace di visione, cultura amministrativa, coraggio politico.
Non un gestore, non un improvvisatore, non un comunicatore da social.
Ma un leader vero, competente, determinato, capace di costruire una città degna della sua storia.
Siracusa non può più permettersi illusioni, narrazioni, mediazioni al ribasso.
O ritrova una guida che la proietti nel futuro, o continuerà a declinare sotto il peso delle occasioni perdute e della rassegnazione.
Il tempo è scaduto. La città merita molto di più. E per ottenerlo dovrà cercarlo, con lucidità e con coraggio, casa per casa.
Un sorriso,
Joe Bianca