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Siracusa e Ragusa, due territori speculari. Un destino segnato

I liberi consorzi comunali. La loro istituzione fu votata dall’Assemblea regionale siciliana con la legge regionale nº 8 24 marzo 2014, recante il titolo “Istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane” e disciplinata poi con la successiva legge regionale nº 15 del 4 agosto 2015, «Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane» ma la legge prevede la possibilità per un comune confinante con un altro libero consorzio di attivare le procedure di adesione.

Questa la premessa per avviare da parte politica il tema «Verso un nuovo modello di sviluppo Siracusa-Ragusa», gli Stati generali dovrebbero avere la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni datoriali e di categoria, del mondo accademico-universitario, di realtà produttive del territorio, di fondazioni, onlus.

L’arena, di solito, rappresenta un ampio spazio dove si inscenano lotte o giochi, anche cruenti, per mettere in mostra il più forte. A «Identità Siracusa-Ragusa 2027» (nell’anniversario del centenario della divisione del territorio), un nuovo Spazio Arena come contenitore di economia, idee e come luogo di ospitalità con l’obiettivo di rendere unico è forte il territorio nell’ambito siciliano.

Il responsabile nonché dissacratore del vasto territorio di Siracusa che comprendeva fino al 1927 il borgo Ragusa, è stato fascista Filippo Pennavaria, definito «l’apostolo violento del credo fascista in tutta la provincia di Siracusa in quegli anni», viene anche attribuita la responsabilità degli incendi che devastarono le leghe rosse la sera del 4 settembre 1922, così come degli atti di guerriglia contro operai e contadini che si opponevano all’espansione della violenza nera e delle tante incursioni squadristiche che seminarono il terrore.

«Agli occhi del fascismo Siracusa fu considerata la ‘provincia rossa del Sud’ che favorì lo smembramento del territorio con la Ragusa fascista dove il Pennavaria attuò una feroce lotta di repressione, con le ‘squadre d’azione’ che rasero al suolo tutte le sedi politiche dell’opposizione (così riporta Giovanni Modica Scala nell’omonimo sito internet), malgrado il tempo trascorso e l’autocontrollo imposto dall’educazione, non possono non bollare come antistorico, iniquo, parziale e prepotente, il provvedimento fascista»: Ragusa rimase la provincia più piccola d’Italia, in senso assoluto, con l’umiliante degradazione di Siracusa che, da prima e prestigiosa capitale della Sicilia greca e bizantina, venne relegata al penultimo posto tra le provincie dell’isola.

La concomitanza dell’espressione della Corte Costituzionale che è stata chiamata a dare un giudizio dell’estensione delle Camere di Commercio individuando una quinta Ragusa-Siracusa oltre le quattro: Palermo, Messina e Catania con RG-SR (scorporate), quella di Caltanissetta, Agrigento e Trapani; potrebbe scaturire finalmente uno spazio d’interventi di spessore, volti a parlare di tematiche legate al territorio unico consorziato tra Ragusa e Siracusa. Il tema le Identità dei Territori, con sottotitolo «Il grande sogno nasce dalla Terra». Grazie alle tante sfumature legate alla storia, culla di bellezza, cuore della Sicilia, da dove proviene, tra l’altro, la grande forza produttiva. Dopo la pandemia da Covid, la globalizzazione si sta un po’ spegnendo. Stanno tornando, più vive che mai, le identità dei territori e delle loro eccellenze, che attirano di più i turisti. Noi, in contemporanea, ci dovremmo riappropriare del nostro patrimonio culturale interno di Ragusa e Siracusa. Anche qui desideriamo essere i precursori per l’unione.

Quindi al centro della discussione c’è la riorganizzazione del sistema camerale della Regione Siciliana. La città di Ragusa è composta di 73.271 abitanti. Fatto sta che per noi le Camere di Commercio di Siracusa e Ragusa devono accorparsi, è stato questo sempre il nostro obiettivo in tempi non sospetti (i nostri editoriali datati parlano chiaro prima che altri si esprimessero in tal senso) opponendoci alla supercamera Sud est e al canto delle furbe sirene catanesi. L’autonomia territoriale di Siracusa e Ragusa rappresenterebbe una forza inedita delle due provincie per l’intero tessuto economico siciliano la quale farebbe paura a tanti, sarebbe una forza economica incontrastata a livello regionale. E nell’ambito delle città metropolitane che hanno relegato a mere periferie le città più piccole, occorrerebbe rivedere il concetto di autonomia territoriale delle due e riunificare consorziando le due province realizzando un grande Consorzio Siracusa-Ragusa che insieme arriverebbero a poco più di 700 mila abitanti distribuiti in 33 Comuni, superando Messina.

Convergenza in un unico grande Consorzio che andrebbe a concorrere in maniera diretta a terza area demografica, dopo Palermo e Catania e seconda solo a Palermo per estensione territoriale, rilanciando l’idea di Distretto d’Area stata, capace di confrontarsi sia sul livello nazionale che euro-Mediterraneo. Rilanciando l’idea «Ambito Area metropolitana di Siracusa Ragusa» per via della infrastrutturazione territoriale industriale-agricola, come nell’ipotesi assegnata a Salerno.

Posizionarsi nella fascia di Consorzi ad alta densità abitativa potrebbe essere un’occasione per il rilancio di tutta l’economia. Una staffetta comune tra sindaci di capoluogo, come avviene nella presidenza dell’Unione europea, nel rispetto dei territori, per attrarre capitali e investimenti.

Politica lungimirante? Obiettivo impossibile? Forse; noi ci crediamo. Sempre che si ragioni in termini di interessi generali, soffocando gli interessi di bottega e focalizzando il coordinamento territoriale contro la crisi.

Il tema «Verso un nuovo modello di sviluppo Ragusa-Siracusa» vuole essere un’occasione per mettere a fuoco i punti di arrivo della nostra economia e definire al contempo in modo chiaro i punti di partenza su cui costruire un nuovo modello di sviluppo. Si vuole mettere in campo una discussione pubblica che coinvolga tutti gli attori economici, culturali, sociali ed istituzionali per pensare insieme come affrontare le sfide del cambiamento. Cominciare a ripensarci come comunità che pensa allo sviluppo come crescita della qualità di vita, più che della quantità di PIL, è la via per una città a misura d’uomo.

Siracusa e Ragusa non possono che condividere questo destino di aggregazione. Due province speculari. Un destino segnato. Lo ha già capito il mondo sindacale. Cisl e Uil hanno già aggregato le loro rispettive strutture di Siracusa e Ragusa; in qualche caso includendo anche Gela. Ancora la politica stenta a capirlo. Come al solito ogni partito, ogni gruppo, ogni big non intende mollare le proprie piccole roccaforti per guardare avanti con politiche di ampio respiro. Ci guadagnerebbero i territori.

La stessa cosa dovrebbe ora avvenire in campo politico e istituzionale: Siracusa e Ragusa dovrebbero consorziarsi in una unica «Area Vasta» conservando le proprie identità; senza temere di perdere alcunché. Con le aggregazioni non si perde mai nulla: si guadagna nello sviluppo del territorio. E le diversità fra le due realtà territoriali, lungi dal costituire motivo di ostacolo, sarebbero invece due rilevanti risorse per dar vita a qualcosa di più ampio e più forte, primordiale.

Del resto le alterne vicende sfortunate della storia hanno sempre visto le due realtà territoriali di Siracusa e Ragusa, con i rispettivi hinterland, insieme.

Del resto le alterne vicende della storia hanno sempre visto le due realtà territoriali di Siracusa e Ragusa, con i rispettivi hinterland, insieme. Allora si che questo territorio potrebbe ad ambire per competitività e ricchezza territoriale al primo della classe in Sicilia con benefici a cascata. L’invito per i Siracusani e i fratelli Ragusani è quello di riavvicinarsi per rendere il territorio fortemente competitivo e invincibile.

Infine come non ricordare la Modica siracusanacome appare più comprensibile la reiterata dichiarazione di Salvatore Quasimodo che affermava di essere nato a Siracusa. Il Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto del 1901. All’epoca Modica era uno dei tre “circondari” in cui era divisa la Provincia di Siracusa (gli altri due erano la stessa Siracusa e Noto). Solo nel 1927 il regime fascista abolì i “circondari” e Modica passò sotto la Provincia di Ragusa. Non è improbabile il fatto che, fissando Siracusa quale luogo di nascita, Quasimodo volesse anche mettere in rilievo un legame mitico e culturale con la Grecia classica, ribadito anche dal suo ricordare come la nonna paterna (Rosa Papandrea) fosse originaria proprio della Grecia. 

Per concludere, è prossima l’inaugurazione in via ufficiale del tratto autostradale Ispica-Pozzallo-Modica che avverrà aperta al traffico nel mese di dicembre 2023 la quale ci legherà ancor di più alla Contea. «Il nostro obiettivo – affermava il deputato nazionale di Fratelli d’Italia, Luca Cannata – è definire iter per concludere l’intera arteria autostradale fino a Gela: per gli ulteriori 17 km fino a Ragusa c’è già la copertura finanziaria per 350 milioni di euro ed è in corso la progettazione esecutiva per il lotto 9 fino a Scicli mentre per i lotti 10 e 11 ci sono i progetti preliminari per un importo complessivo pari a 598.848.161,24 euro, anche se serve l’aggiornamento alla normativa tecnica vigente».

Quindi anche in questo caso l’anello di congiunzione infrastrutturale sta per chiudersi grazie all’interessamento della classe politica siracusana.

Per un fatto oggettivo di cronaca territoriale ricordiamo le 10 cittadine italiane più grandi che non sono né province né capoluoghi regionali: Cinisello Balsamo (MI, 74.687 abitanti); Gela (CL, 77.692 abitanti); Casoria (NA, 79.543 abitanti); Sesto San Giovanni (MI, 81.235 abitanti); Busto Arsizio (VA, 81.890 abitanti): Marsala (TP, 82.753 abitanti); Pozzuoli (NA, 83.349 abitanti); Guidonia Montecelio (RM, 87.178 abitanti); Torre del Greco (NA, 87.763 abitanti); Giugliano in Campania (NA, 117.963 abitanti).

Un sorriso,
Joe Bianca