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Siracusa è in ginocchio, deve recuperare il tempo perduto

Siracusa vive da oltre dodici anni,  con i due mandati amministrativi all’attuale sindaco, un profondo malessere generale, l’attenzione delle politiche pubbliche al fenomeno delle aree di degrado urbano che ha seguito le evoluzioni della città nella storia.

Siracusa accusa la malattia degenerativa del proliferare di aree urbane marginali delle grandi città dove non sono state adottate azioni volte a rivitalizzarle e a recuperarle: nei centri urbani maggiori le grandi funzioni di rango elevato (centri commerciali, centri di divertimento, alta formazione, attività finanziarie, centri sanitari, ecc. provenienti da aree limitrofe come Città Giardino) sono diventate elementi catalizzatori di mobilità, di nuove urbanizzazioni, di occupazione.

Ma Siracusa ha molto da reinventarsi nei prossimi anni per le aree urbane marginali sviluppatasi negli anni novanta come Mazzarrona, Tivoli, Pizzuta, Tremilia, Contrada Isola e derivati, Arenella, Fanusa e prim’ancora Ognina e Fontane Bianche. Il prossimo sindaco di Siracusa deve guardare molto all’integrazione territoriale come non hanno fatto i suoi predecessori, ad iniziare con le frazioni di Belvedere e Cassibile, isolate e sofferenti di servizi.

A Siracusa non devono esistono cittadini di serie B, come le periferie decentrate in cui abitano. Il modo indegno con cui vengono trattate le persone fragili: disabili, anziani, bambini

La città va riconsiderata nel suo complesso, decoro e sicurezza vanno garantite al centro così come ai margini del suo perimetro urbano. Zone degradate con nuclei di villette di recente edificazione all’abbandono, con strade lunari che mettono a dura prova gli ammortizzatori dei mezzi che vi transitano. Nelle aree periferiche si notano costantemente macro e micro-discariche di rifiuti di ogni genere, dagli sfalci di potatura agli ingombranti ai materiali pericolosi.

Al prossimo sindaco di Siracusa gli aspetta un duro compito, se pensa di indossare la fascia e fare sorrisi d’ammiccamento, inaugurazioni, battesimi, cresime e consegnare premi, può starsene subito a casa confortato dai suoi familiari.

Su tutte le vicende amministrative deve esserci la massima trasparenza. Il Comune non è né del sindaco Italia, né degli assessori, né dei consiglieri comunali, ma di tutti i cittadini di Siracusa. Quando manca la trasparenza, manca il presupposto essenziale per una corretta e sana amministrazione della cosa pubblica: la democrazia.

Solo un sindaco gladiatore nella mente e nel cuore, un trascinatore di popolo, una persona che è nata e vive di comunicazione; coinvolgendo tutti (no filosofi), potrà risolvere questioni incancrenite nel tempo, nell’interesse della città. La necessità di interventi nelle aree più marginali della nostra città è stata complicata negli ultimi anni dall’incapacità politica e dalla crisi economica, con ricadute pesantissime in termini di emergenza abitativa e anche sul fronte della mobilità.

Le grandi aree decentrate siracusane sono vittime, specialmente nei propri tessuti più periferici, di diffusi processi di degrado. Una condizione aggravata nel volgere di pochi anni da una politica devastante, crisi progettuale e dai suoi inevitabili effetti nella vita della città, che hanno prodotto a loro volta a pesantissime ricadute in termini di emergenza sociale, abitativa e anche sul fronte della mobilità. È partendo da questo assunto che il prossimo primo cittadino deve essere partecipe, al centro del dibattito del nostro tema esclusivo: «Siracusa, periferie urbane tra malessere e opportunità».

E’ un gran problema con l’obiettivo di contribuire a individuare il modo migliore per innescare processi virtuosi di risanamento civile e sociale.

La necessità di interventi nelle aree più periferiche delle città è complicata dal crescere del disagio sociale (negli ultimi anni la povertà è cresciuta notevolmente), a cui è quasi pleonastico aggiungere il disagio nei confronti di un’inadeguata offerta di servizi, mobilità e qualità urbana. Un disagio, quest’ultimo, tutto da ascrivere alle responsabilità delle amministrazioni locali, a partire dei sindaci di seconda repubblica: Fatuzzo, Dell’Arte, Bufardeci, Visentin, Garozzo e 8 anni tra vice sindacatura e sindacatura di Italia, i quali non sono riusciti a risolvere nulla sulla integrazione delle periferie decentrate.

Il popolo Siracusano deve impegnarsi di più nel trovare una governance nuova della città, un uomo dalle grandi capacità intellettuali; perché chi ha amministrato fino a oggi, lo ha fatto generalmente male; serve una volontà comune che pianifichi un nuovo concetto di città e puntare tutto sulla qualità della vita.

Badate bene, la nuova governance deve pensare e progettare al cambiamento adeguato ai tempi.

Occorre riscrivere nell’ambito locale le regole, i piani, la macchina comunale, l’eliminazione della burocrazia. Ma per fare ciò ci vogliono le persone, il valore dell’uomo.

Fino adesso l’uomo che ha avuto più poteri in mano da oltre 12 anni, è l’attuale sindaco pro tempore, Francesco Italia, che ha vissuto come gli struzzi con la testa sotto la sabbia o pensa di vivere ancora a Milano.

Occorre fare una rivoluzione copernicana

Mancano all’appello: •Disservizi, •Asili nido (carenti) dalla gara igiene urbana insoddisfacente, il risultato è sotto gli occhi di tutti; •servizio idrico di proroga in proroga con la rete colabrodo; •le ferrovie hanno isolato Siracusa; •servizio trasporti inesistenti; •collegamento con Fontanarossa mai esistito e poi si parla di turismo (fai-da-te); inesistenti: •piano commerciale; •i progetti di sviluppo ZES-SIN; •il Piano Urbano della Mobilità; •Ppo e •Prg scaduti; •il porto grande e piccolo  degradati; •l’area artigianale inesistente; la spada di Damocle sul •Nuovo Ospedale con il disinteresse  della politica siracusana; •i Servizi alla collettività; •le Periferie come detto sempre più isolate; •le Strade colabrodo; •il libro bianco sul Turismo; •l’Industria e •l’Agro-alimentare. •La Protezione civile merita un capitolo a parte.

Niente di personale con nessuno ma solo nell’interesse di Siracusa, occorre svegliare le coscienze dei cittadini con l’elettroshock e dare il consenso alle persone perbene.

E’ la fine. Siracusani pronti al suicidio collettivo per una classe politica inesistente, magistralmente imbecille. Con Catania mangia tutto. E il tempo corre e supera tutti gli ostacoli che noi ci frapponiamo. Un errore imperdonabile che il tempo oggi ci presenta sempre  il conto: ultimi sulla Qualità della Vita. Il conto che i cittadini smarriti e smemorati saranno costretti a pagare sempre per le loro colpe di avere fatto delle scelte sbagliate nel chiuso delle urne. oppure con i vergognosi intrallazzi.

I siracusani sono invasi da notizie strumentali e gli piacciono pure. Povera società siracusana, malsana fatta di squallidi personaggi arrivisti. Per poi lamentarsi.

Un sorriso,
Joe Bianca