Un recente redazionale pubblicato su una testata on line regionale celebrerebbe i primi due anni del secondo mandato del sindaco Francesco Italia il quale dipinge una Siracusa efficiente, digitale, trasparente e in continuo progresso.
Peccato che la città reale racconti una storia completamente diversa: uffici paralizzati, periferie dimenticate, cantieri fermi, servizi essenziali assenti e politiche di rigenerazione urbanistica spesso inefficaci o inconsistenti. La propaganda è perfetta, la realtà è drammatica.
Digitalizzazione e riorganizzazione: solo fumo negli occhi
Il PIAO, gli audit, gli sportelli digitali vengono presentati come rivoluzioni.
Nella pratica, però, cittadini e imprese si scontrano ogni giorno con tempi lunghi, procedure confuse, uffici congestionati e una burocrazia ancora ingessata.
La cosiddetta rivoluzione digitale non si traduce in servizi più rapidi: è uno specchietto per le allodole.
Assunzioni e capitale umano: interventi parziali, problemi persistenti
Formazione, assunzioni, stabilizzazioni: misure necessarie, ma senza una vera ristrutturazione organizzativa, restano insufficienti.
Uffici centrali sovraccarichi, altri sottoutilizzati: la distribuzione del personale continua a essere un disastro, ignorata dai comunicati celebrativi.
PNRR e investimenti: promesse, non fatti
I cantieri elencati e le cifre sbandierate dal sindaco raccontano più un catalogo di sogni che realtà concrete: ritardi, varianti e blocchi persistono.
Presentare progetti ancora in fase preliminare come “realizzati” è un trucco narrativo che nasconde l’incapacità gestionale.
Il nodo più grave: il pacchetto fiscale sulla Borgata
Dentro questa cornice celebrativa si inserisce la misura più controversa degli ultimi mesi: le esenzioni e riduzioni IMU per le attività che si insedieranno nella Borgata a partire dal 2026.
Un provvedimento che, teoricamente, dovrebbe attrarre imprese e rivitalizzare il quartiere.
Ma qui la narrazione si inceppa, perché la tempistica è politicamente devastante.
Per anni la Borgata è stata:
• trascurata
• lasciata nel degrado
• abbandonata nella manutenzione
• svuotata di servizi
• svalutata urbanisticamente e immobiliaremente.
Poi, improvvisamente, arriva la “grande idea”: incentivi fiscali per far ripartire l’area.
Troppo comodo.
Troppo lineare.
Troppo sospetto.
La denuncia di Salvatore Piccione: il nervo scoperto della città
L’avvocato Salvatore Piccione ha scritto, senza mezzi termini, che basta guardare le visure catastali per capire che negli ultimi anni si sono verificati acquisti importanti nella Borgata, proprio mentre il quartiere veniva lasciato sprofondare nel degrado.
È una denuncia politica, non giudiziaria.
Ma è una denuncia che squarcia il velo dell’autoreferenzialità.
Perché le domande che solleva sono pesanti, e ignorarle è impossibile:
• Perché rilanciare la Borgata solo ora?
• Chi ha acquistato immobili negli ultimi anni?
• Perché i prezzi sono rimasti bassissimi così a lungo?
• Esistono progetti già pianificati e non dichiarati?
• L’aumento di valore immobiliare derivante dagli incentivi era prevedibile?
• Era previsto da qualcuno?
Sono interrogativi inevitabili, maturati da una sequenza di fatti che, messi in fila, generano per forza una percezione di strategia opaca.
Il Consiglio comunale: ultimo presidio o semplice timbro?
Adesso il provvedimento arriva in Aula. E qui il Consiglio comunale ha una responsabilità enorme.
Non si tratta di votare un semplice atto: si tratta di verificare se questo provvedimento:
• favorisce realmente imprese e cittadini,
• distorce il mercato immobiliare,
• genera vantaggi selettivi,
• è coerente con la pianificazione urbanistica,
• necessita di massima trasparenza prima dell’approvazione.
Se il Consiglio non esercita pienamente il proprio ruolo di controllo, allora l’intera operazione rischia di essere percepita come un regalo a pochi, fatto sulla pelle di molti.
Perché rispondere significa scoperchiare la contraddizione più grande della sua narrazione.
La figuraccia del verde urbano: incapacità certificata
Se la Borgata rappresenta il sospetto, il bando regionale sul verde urbano certifica l’inadeguatezza.
Il progetto “Rigenerazione dell’area a verde tra Via Lo Surdo e Via Monti” è stato escluso dal finanziamento regionale: 215° posizione su 245 richieste, con soli 30 punti su 80 del primo classificato.
Un risultato umiliante, senza spiegazioni ufficiali.
Anche con un eventuale incremento dei fondi, Siracusa resterebbe esclusa.
Una città che si racconta moderna e capace non può permettersi di essere bocciata in modo così clamoroso su un progetto di pochi decine di migliaia di euro.
Questo episodio non è un dettaglio: è il simbolo di una gestione incapace di progettare, pianificare e competere, un’amministrazione che sa raccontarsi bene ma non sa far funzionare nemmeno gli strumenti più elementari.
Conclusione: Siracusa merita fatti, non favole
La propaganda dell’amministrazione Italia dipinge una città perfetta, ma la realtà è opposta:
• uffici paralizzati; • periferie abbandonate; • cantieri in ritardo • una Borgata che si presta a interpretazioni politiche opache;
• bando verde perso in maniera imbarazzante Siracusa ha bisogno di trasparenza, competenza, risultati concreti. Non di storytelling elegante, comunicati lucidi o conferenze stampa.
Il tempo delle narrazioni è finito.
La città vuole verità, controllo democratico e decisioni che migliorino davvero la vita dei cittadini.
Finché queste condizioni non saranno rispettate, la falsa narrazione del sindaco rimarrà solo questo: parole vuote sopra una città in crisi.
Un sorriso,
Joe Bianca