Con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge con le misure a «tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici» che consentirà la salvaguardia della raffineria siciliana Isab-Lukoil di Priolo, la provincia di Siracusa e le sue istituzioni quanto peso ha dato alla crisi Isab Lukoil e del depuratore IAS che avrebbe messo in ginocchio l’apparato produttivo della provincia di Siracusa di conseguenza della Regione e del Paese? Nulla.
Lo stato di crisi nella provincia di Siracusa è riconosciuto, unanimemente, che la tempestività nella rilevazione della grave situazione sia uno dei principali presupposti del successo di una società civile e del territorio.
È, però, necessario collocare correttamente, nell’alveo della verità, l’evento negativo nella fase che essa sta attraversando; diversamente, non si riuscirebbe a individuare correttamente la causa del fenomeno osservato.
Che valore è stato dato allo stato di allarme di crisi strutturale aziendale che passa dai media per finire nelle pieghe della società civile: sindacati, categorie produttive, istituzioni e della politica? Nulla.
Possiamo dire ampiamente senza tema di smentita che non c’è stata nessuna coesione tra le parti, evidentemente insufficiente; e «senza coesione tra le parti non si va da nessuna parte».
Anche la «coesione», come la «fiducia», può diventare un valore in senso tecnico nel dibattito politico-economico che ruota intorno alla crisi.
Quindi la crisi che attanaglia il mondo industriale fino adesso non ha insegnato niente a nessuno. Con un sindacato sfilacciato con Cgil di Roberto Alosi e Cisl di Vera Carasi uniti nella grande manifestazione, mentre la Uil di Luisella Lionti, stranamente si defilava con un giorno di anticipo nella zona industriale con un gruppo sparuti di simpatizzanti. Gogna sindacale.
Le istituzioni boccheggianti, gli enti comunali del quadrilatero in forma individuale e con la tosse delle pulci. I politici poi sono stati latitanti escluso Antonio Nicita (Pd) che ha avanzato l’emendamento, Luca Cannata (FdI) e Stefania Prestigiacomo (FI), e gli altri totalmente assenti. Un quadro desolante che la dice lunga sul modo di interfacciarsi all’unisono a tinte fosche. Gogna politica per i ciarlatani eletti.
Insomma andrebbe evocato qui da noi il termine-concetto di ‘responsabilità repubblicana’, che dovrebbe vedere tutti quelli che hanno responsabilità politiche-istituzionali, economiche e sociali misurare adeguatamente tanto le loro valutazioni, quanto le azioni. Oggi il territorio siracusano ha bisogno di una forte coesione per concorrere al superamento di questa crisi di questa portata.
Gli strumenti di allerta dovrebbero essere idonei a intercettare la crisi delle imprese prima dell’emersione dell’insolvenza e comunque in un momento in cui essa sia ancora gestibile.
La questione Isab Lukoil con il malessere della zona industriale è esplosa da oltre due lustri, prim’ancora con la Esso acquisita dalla Sonatrach, sempre in allerta la vicenda del Depuratore IAS di proprietà della Regione, con l’ex presidente catanese Musumeci che n’è lavato le mani, senza nessuno intervento malgrado le sollecitazioni della magistratura aretusea; roba da denunciarlo per i mancati adempimenti legislativi di sua competenza, adesso è in gloria dai Fratelli d’Italia e della Meloni, che se lo tenga stretto a Roma.
Nella zona industriale, a tal riguardo, occorre osservare che, mentre vi sono univoci segnali dello stato di crisi (ad esempio, l’embargo del petrolio russo e la mancata, fino adesso, transizione energetica) non sono altrettanto univoci i segnali di uno stato di crisi antecedente, come dicevamo.
E come la mettiamo con la responsabilità delle parti sociali?
Le forme associative di rappresentanza delle forze sociali e sindacati, devono dialogare con qualsiasi governo. I sindacati in particolare hanno sì la responsabilità dei loro iscritti, ma anche quella del Paese: dunque sappiano trovare il modo di dialogare in un momento come questo, come bene sta facendo Confindustria Siracusa (l’unica ad interfacciarsi con tutti) lasciata sola.
Per quanto riguarda le parti politiche, vanno trovati punti di convergenza: la dialettica politica, senza per questo smorzare la democrazia, deve lasciare il passo a soluzioni praticabili, che diventano priorità. Ma parliamo di un territorio dove, ahimè, manca la preziosa dialettica. Prevale l’ignoranza accademica pluridecorati universitari. Ma ci chiediamo i nostri politici come riescono a raggranellare i voti per essere eletti a Palermo e a Roma? Mistero. Nonostante la crisi incombente i cittadini ingenui vanno contro corrente, la loro. Non c’è società, ma di cosa discutiamo. Parole al vento, non riusciamo a scuotere le coscienze nel popolo. Ma forse scriviamo cose astruse? Incomprensibili? Sarà, ma non ci crediamo poiché insisterebbe il mercimonio del voto. Siracusani masochisti? (Sarebbero coloro i quali piace farsi del male).
E che dire delle banche? E del rapporto con le istituzioni: sono accusate di lesinare sul credito.
Da diversi anni si discute con gran fervore di vicende giudiziarie dell’IAS ed incombe Il primo pericolo di blocco produttivo del Petrolchimico che viene dall’esito dell’incidente probatorio del 6 dicembre: se le verifiche dei tre esperti nominati dal Gip Palmeri confermeranno l’inadeguatezza dell’impianto a smaltire i reflui industriali, la chiusura del depuratore sarà inevitabile.
A questo punto, se non ricordiamo male, per il caso ILVA fu utilizzato lo scudo penale, ma per far ciò occorre una specifica norma legislativa nel caso dell’IAS. Hanno notizia i nostri parlamentari, se si come mai non hanno avanzato tale scenario? O iniziativa similare?
Scenaro possibile, una volta per tutti, legato funzionale ai progetti per la soluzione tecnica ambientale dell’IAS.
Cosa prevede esattamente lo scudo penale? Lo scudo penale, introdotto dal dl 1/2015, prevedeva testualmente che le condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale imposto all’ex Ilva non potessero dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati.
Occorre tenere conto che gli elementi di contesto sono: il sequestro giudiziario degli impianti, che dura da oltre tre anni, l’accusa di disastro ambientale, il convincimento dell’inadeguatezza del depuratore a smaltire il flusso dei reflui industriali.
Senza entrare nel merito dell’impatto giuridico-mediatico che tale susseguirsi di eventi ha avuto (figlio del sensazionalismo che troppo spesso caratterizza vicende molto complesse da un punto di vista tecnico), si deve dare atto che mentre si scrive questo contributo il dibattito è ancora aperto circa la possibilità di introdurre lo scudo penale. E ciò all’evidente fine di scongiurare la definitiva dipartita della zona industriale, e scongiurare una crisi senza precedenti nel sistema economico industriale e negli oltre 10-15 mila lavoratori tra diretto e indotto. La politica è avvertita: una catastrofe senza precedenti.
Un sorriso,
Joe Bianca