Oggi ci soffermiamo sulla questione educativa che in molti la considerano una vera e propria emergenza.
Lo sapevate che a Siracusa, città di mare, se aggiungi dieci cittadini a dieci altri cittadini, non fai una addizione, ma venti divisioni perché ognuno pensa solo al proprio “remo”, l’imbarcazione gira su se stessa e si rimane fermi.
La questione educativa è senza dubbio un grande problema sociale, lo definiremmo patologico da psico-terapia. L’imbarcazione Siracusa gira su se stessa e si rimane fermi o, peggio, si rischia di finire in acqua con i siracusani affogati come si sta verificando con l’attuale politica al Vermexio, Regione e a Roma.
È che i discorsi sui diritti e sui doveri rimangono nell’astratto se non riescono a mettere in moto un processo educativo sempre più urgente. Le difficoltà sono all’ordine del giorno, piste ciclabili in ultimo ordine, una stupidità elementare, da riprogettare con studi specifici.
Educare la persona umana è stato sempre molto arduo anche per colpa delle influenze subite e rilanciate dai pedagoghi di ogni età e stagione. Spesso si è esposti a rischi e fallimenti anche se si opera con tutta la buona volontà possibile.
Ad aggravare la situazione vi sono gli abbandoni educativi le difficoltà legate all’economia, consumismo che allontanano i giovani dalla scuola e quelli che fuggono.
Una città destinata ad essere fantasma di sé stessa. Ma si aggiungono vari altri fattori sui fini dell’educazione che vanno ad incidere sulla cristallizzazione del dibattito sui valori di un’etica pubblica delle norme costruite sul diritto positivo e morale procedurale.
Senza un’educazione civica costante non può esistere democrazia duratura a Siracusa. Una classe politica inerme, refrattaria e priva di idee.
Desideravamo profondere la riflessione che la carica politica più importante è quella di privato cittadino, lui ha il potere di cambiare le sorti di questa città. Un invito caloroso. Bisogna sapersi ascoltare e coordinarsi all’unisono: solo così un’esperienza che può essere impegnativa, diventa piacevole di aspettative per il futuro di Siracusa e dei suoi giovani.
La cittadinanza è l’occasione per fare la differenza nel luogo in cui appartieni, Siracusa che ha segnato la storia, la più bella delle città greche dell’occidente, la capitale della Magna Grecia. La città del grande genio Archimede; e fino all’anno mille era la capitale della Sicilia, prima dell’eccidio per mano Araba che trasferì il titolo a Palermo.
Dov’è finito l’orgoglio e l’identità siracusana?
La cittadinanza è un atteggiamento, uno stato d’animo, una convinzione che il tutto sia più grande della parte, e che la parte debba essere umilmente orgogliosa di sacrificare sé stessa affinché il tutto possa vivere e rivivere la grande e maestosa Siracusa, capitale onoraria della Sicilia.
Il Siracusano deve dissacrare l’apatia, deve avere più autostima di sé stessi e credere nelle proprie possibilità di potercela fare a migliorare la città, individuando nuova classe politica, nuovi uomini che lavorano dietro le quinte in silenzio, con intelligenza, fantasia e perché, forse soprattutto con buona dose di fortuna sfacciata che servirebbe a far rinascere Siracusa come l’araba fenice che risorge dalle ceneri. Orgogliosi di essere cittadini Siracusani.
La nostra Siracusa è il mondo e i suoi cittadini sono l’umanità intera.
Dissacratori dell’apatia unitevi affrontiamo il cambiamento con intelligenza
A volte viene sempre più difficile parlare di avvenire nella nostra città in relazione all’etica solleva varie difficoltà.
L’Etica è un oggetto commestibile? Etica come amor proprio. Per superare la fatica di amare, bisogna imparare ad amare la «fatica».
La «fatica» per servire il proprio popolo che lo ha eletto a primo cittadino, a servizio del territorio e lo sviluppo dello stesso. Uno sviluppo condivisile o meno dipende dalla qualità espressa in termini di produttività e ritorno sul territorio.
La «fatica» spezza la schiena? Ma che se non ci fosse spezzerebbe il cuore.
A voi che dovete curare l’anima di questa città, l’economia malata, a voi che dovete educare la società, a voi che dovete far quadrare i conti, non sia vana la vostra «fatica», ma terreno fertile per la vostra soddisfazione.
Difficoltà in primo luogo per la condizione stessa dell’etica, che nulla ha a che fare con le cose meravigliose o disgraziate che ci attendono nel futuro nella nostra Siracusa, ma solo con ciò che è prioritariamente indifferibile: l’uso della libertà nel presente. La morale, come la vita alla quale è utile e dà significato, non può mai essere rimandata a «più tardi».
La politica per esempio, è un investimento a più o meno lunga scadenza, che subordina l’attività presente a determinati benefici futuri… L’etica invece si occupa dell’intervento opportuno nel momento critico, della scelta che soppesa e decide tra le proposte del presente, non per guadagnarsi il domani ma per dare senso all’oggi.
Per concludere tuttavia, la difficoltà più radicale che si presenta a chi voglia indagare l’avvenire dell’etica è un’altra, e sta precisamente nel fatto che non è affatto sicura che ci sarà un’etica nell’avvenire.
Il vostro consenso è l’indicatore della nostra positività e di questo siamo lusingati, rimaniamo invece basiti da mistificazioni e testi dove la menzogna è sempre più credibile di una verità inaudita nei social della Crusca dove demagoghi e sapientoni della cultura a buon mercato che anziché parlar chiaro alla gente, strumentalizzano. Così non si va da nessuna parte se non provinciali.
Un sorriso,
Joe Bianca