No. Non è il titolo di un film il cui protagonista potrebbe essere Michael Douglas come «Un Giorno di ordinaria follia». Ci sono espressioni che, indipendentemente dal proprio valore, dicono qualcosa di significativo sulla cultura di cui sono espressione e sul luogo ambientato.
Siracusa, una città in sofferenza i cui cittadini protagonisti, fatti gli ovvi distinguo, non è difficile proiettare aspirazioni, ansie e frustrazioni condivise.
Siracusa distrutta da un sindaco pro tempore senza arte ne parte, è una città in crisi. Un sindaco che non ha mai lavorato e non sa cosa vuol dire sacrifici e sapersi gestire. La disfatta del sistema politico ha messo in discussione lo stesso sistema democratico della polis. Un uomo che guida una fazione di strambellati dissacratori, arrampicatori, convinti assertori nel tentativo del ripristino della tradizionale forma di governo della città di un tempo andato. Un sindaco al comando, ostile ai partiti, a capo di una troupe di figli di nessuno per concludere cinque anni di mala amministrazione, per assicurarsi il quibus mensile, roba da morti di fame.
Cinque anni di sindacatura dal sapore di sisma politico, «un embrione di città diffusa entro un territorio estremamente eterogeneo da un punto di vista della geografia fisica territoriale dove le periferie si sono ancora di più ghettizzate, territorializzate, questa è la fotografia.
E la politica attuale a Siracusa in quale ottica la dobbiamo classificare: nell’indifferenziata, nel cartone, nel vetro, nella plastica, nell’umido o nella nullità?
Siamo messi male, al peggio non c’è mai fine. Come dire al sindaco, nella locuzione latina: «vada retro Satana», un uomo ordinario in guerra ogni giorno con sè stesso e con tutti.
Il territorio a brandelli che perde opportunità di investimenti, la preoccupazione diffusa a Siracusa dei progetti da proporre per essere finanziati per la Rigenerazione urbana nell’ambito del PNRR che erano una partita troppo importante per il territorio, sono stati esclusi per colpa di una Amministrazione miope e inconcludente che è in conflitto con i partiti e con il mondo intero. Una caduta libera che solo il popolo siracusano può fermare alle prossime amministrative del 2023.
Altra nota dolente riguarda la non preventivata zona industriale siracusana, esclusa dai fondi del PNRR e senza una programmazione di aiuti, adesso rischia di rimanere fuori dai processi di riconversione energetica compromettendo e deteriorando in tal modo un’area incubatrice di multinazionali e maestranze di prim’ordine.
I mali oscuri della Regione di non aver pensato per tempo all’economia industriale mentre sogna di risolvere dal governo centrale le accise sui carburanti. Trattative da definire entro giugno 2022. Tra febbraio e marzo si avvieranno infatti le trattative tra la Regione e lo Stato in materia finanziaria in attuazione dell’accordo dello scorso dicembre.
Nell’accordo si stabilisce che le intese dovranno essere definite entro e non oltre il 30 giugno 2022, con effetti a partire dal 2023. In Sicilia si raffina circa il 50% del prodotto petrolifero nazionale e nulla resta alla Sicilia come tassazione.
«Si tratta di una cifra che si aggira sui nove miliardi di euro. E se arrivassero le cifre che ci spettano, afferma l’assessore regionale all’Economia Armao, copriremmo la spesa sanitaria, ma potremmo impiegarli anche per ribassare nell’isola il prezzo dei carburanti. Ottenere un risultato è quindi fondamentale dal punto di vista dello sviluppo dell’isola, ma lo è anche per ribadire i principi espressi dal nostro Statuto».
Però l’assessore Armao fa lo ‘smemorato di Collegno’, nel film di Totò, poiché sa benissimo che la percentuale alta delle accise proviene dalla zona industriale siracusana a cui basterebbe un sostanziale aiuto per avviare la transizione energetica e concludere le bonifiche. Un territorio martoriato.
Altro che politica regionale fatta da squali e tonnarelli, il sospirato benessere l’avremo il giorno in cui il voto dei siciliani sarà veramente libero dai vari condizionamenti emotivi e non si lascerà sedurre dagli immancabili pifferai di turno che promettono il paradiso e ci portano all’inferno.
Come a Siracusa che nonostante i cittadini raggiungono la venerenda età dei 90anni, nel periodo elettorale per le elezioni a sindaco, ancora credono a babbo Natale e si fanno imbrogliare dal politico di turno bravo a profondere promesse di posti di lavoro, favori elargiti e aspettative varie di fantasia che non vedranno mai.
Intanto la ‘Qualità della vita’ rimane una chimera.
Un sorriso,
Joe Bianca