Purtroppo molte della magagne della nostra vita pubblica derivano dal fatto che gli uomini politici al peccato veniale di nulla sapere della tecnica degli istituti a cui sono preposti, aggiungono per lo più il mortalissimo peccato di essere ignari eziandio della loro speciale materia, che è quella politica.
La preparazione che i politici hanno all’alto ufficio è davvero miseranda.
La verità è che ormai esiste una frattura insanabile tra la città e i vertici sanitari siracusani ed è una frattura che deve essere superata perché dobbiamo creare un nuovo clima di fiducia che ormai non c’è più ed i primi a pagare un prezzo salatissimo sono i cittadini.
Lo scorso 7 aprile il sindaco Italia in piena pandemia aveva chiesto che si facesse chiarezza sulla gestione dei tamponi effettuati, i cui esami non arrivavano o arrivavano con grande ritardo, ma cosa sorprendente che aveva ricordato di avere messo a disposizione la Casa del Pellegrino per la gestione dei malati cosiddetti «grigi», ringraziando poi medici, infermieri, forze dell’ordine e protezione civile comunale, che collaboravano anche con l’Asp, per l’impegno che avevano messo.
La Casa del Pellegrino è una struttura di proprietà del Comune di Siracusa e da quest’ultimo concessa in comodato all’Ente Chiesa Santuario Madonna delle Lacrime con contratto del 22.10.1997.
Il Comune di propria iniziativa avrebbe dovuto riappropriarsi della struttura a costo zero e potuto agire autonomamente evitando in tal modo pericolosi ritardi.
E’ la chiesa che crea ostacoli?
Allora c’è qualcosa che non torna, vogliamo capire chi mente: Sindaco, Chiesa o l’Asp? Se da un lato abbiamo registrato tre mesi fa una dichiarazione pubblica del primo cittadino della disponibilità della Casa del Pellegrino di proprietà del Comune dall’altra, interpellato il direttore sanitario dott. Anselmo Madeddu il quale, interpellato, ha fatto una disamina dell’emergenza in atto all’Umberto I e della operatività immediata per ripristinare i servizi alla collettività e dell’Oncologia trasferita ad Avola.
La versione dell’Asp
«Dobbiamo riportare di nuovo il pronto soccorso, sdoppiati nell’epoca Covid, dove era prima perché ormai abbiamo azzerato i coronavirus. Per riportarlo al posto originario c’è tutto un giro che bisogna fare perché il centro trasfusionale, siccome dobbiamo utilizzare tutta la palazzina nord come centro Covid per prepararci per l’autunno qualora ci dovesse essere di nuovo una recrudescenza, il centro trasfusionale da li deve andare via e l’accordo che avevamo fatto era che doveva trasferirsi alla Casa del Pellegrino» esordisce così il direttore Madeddu.
«In questo modo il pronto soccorso non deve essere occupato dal centro trasfusionale e quindi l’oncologia può rientrare subito. In alternativa il problema qual è, che il centro trasfusionale va a finire dove c’è il pronto soccorso attuale e quindi l’oncologia resterebbe per altri sei mesi ad Avola e allora abbiamo cercato di stringere l’accordo con Comune e Chiesa per avere per questo utilizzo (centro trasfusionale) in prestito la Casa del Pellegrino e ci servirebbero questi sei mesi per fare i lavori e l’oncologia potrebbe rientrare subito. Questa situazione ancora non è stata definita con la Casa del Pellegrino quindi siamo rimasti d’accordo che la prossima settimana avremmo questo incontro nuovo con padre Aurelio, con il capo del Gabinetto del Sindaco in modo da chiudere questa vicenda, perché il nostro obiettivo è quello di portare il centro trasfusionale alla Casa del Pellegrino e quindi liberare nei piani bassi il pronto soccorso e far tornare al suo posto dove era prima l’oncologia ed è un punto che potremmo risolvere la prossima settimana. In un modo o nell’altro stiamo cercando di trovare questa soluzione per fare ritornare l’oncologia perché mi rendo conto che è un disagio per la gente quindi è giusto che voi facciate queste osservazioni» conclude il direttore sanitario Madeddu.
«Quindi se ci danno la casa del Pellegrino l’oncologia torna subito perché il centro trasfusionale troverebbe allocazione, se non ci danno la Casa del Pellegrino il centro trasfusionale lo dovremmo mettere dove c’era l’oncologia, quindi la battaglia è quella di avere subito quella. Lo sapremo nei prossimi giorni».
Il fatto che la religione non abbia più preso posto nella vita associativa non implica necessariamente che l’istinto religioso sia scomparso, anzi riesce a curarsi gli interessi malcelati? Non trovando più il suo sbocco naturale, respinto su se stesso, potrebbe facilmente diventare una forza antisociale di esplosiva violenza? Chissà, lo sapremo nei prossimi giorni.
Vedete, a noi piace la verità nascosta poiché fare un titolo in prima pagina con nome e cognome e foto dell’autore che ostacola il progetto proviamo gioia per i cittadini.
Intanto aumenta il malcontento dei pazienti soggetti a cure oncologiche, per sottoporsi alla chemio a vena. Un grido di dolore, rappresentato da un gruppo di cittadini che per la disattenzione del sindaco, responsabile della sanità a Siracusa, del direttore generale dell’Asp, del Direttore sanitario Madeddu dell’Asp, si sentono abbandonati a loro stessi.
Pazienti nel momento in cui si è trasferita la oncologia ad Avola, si sono trovati a gestire difficoltà non indifferenti, malessere per ovvie ragioni dovuto anche per il caldo, in cui la malattia oncologica, il tumore, per intenderci, la fa da padrona.
Questi amministratori, qualcuno li definisce irresponsabili, non sono stati lungimiranti nella considerazione di spostare l’oncologia, della presenza di tanti pazienti oncologici pazienti che non potevano viaggiare perché nella fattispecie ci sono stati pazienti che con lo scaturire la malattia non guidano, pazienti che sono soli in casa, pensionati che non hanno disponibilità economica per viaggiare, insomma pazienti che per raggiungere Avola trovavano una montagna insormontabile di difficoltà, e tanti presi dallo scoramento vogliano lasciarsi abbandonare a interrompere la chemioterapia.
Questi amministratori, qualcuno li definisce irresponsabili, non si rendono conto del dramma in atto? Interrompere la chemioterapia rappresenta per loro una condanna a morte. In attesa di scoprire chi mente e risolvere la vicenda della Casa del Pellegrino basterebbe effettuare una turnazione alla bisogna dei pazienti per la chemio terapia, scrutare i nominativi, che sono tutti schedati, e mettere a disposizione un pulmino, che a giorni alterni, con un autista di cui ce ne sono a carico dell’Asp e che sicuramente sarebbero disponibili.
Alcuni giorni fa, tanta era l’esasperazione che un gruppo di pazienti sono stati ricevuti dal procuratore capo, Sabrina Gambino, accompagnati dal dott. Elino Attardi al quale sono stati esposti le difficoltà cui sono costretti a subire per assumere la chemio. Vedremo gli sviluppi sulla vicenda e il mentore per sacrificarlo in prima pagina.
Infine segnaliamo all’Asp e al suo direttore generale, ai fini di provvedere subito, un episodio di malasanità.
Una paziente oncologica si è recata alla Pizzuta in Farmacia per ritirare la fornitura per l‘alimentazione artificiale ed è stata trattata in malo modo peggio di un animale e l‘hanno tenuta fuori al sole, nonostante avesse spiegato la situazione si è sentita umiliata e offesa.
I due operatori non portavano il tesserino sanitario di riconoscimento (altro sopruso) senza considerare che fuori c‘erano più di venti persone. Questa è una vera indecenza, inciviltà, avremo modo di sapere la verità per scriverla e denunciare pubblicamente chi si permette a fare abuso di autorità sui malati oncologici. Sia chiaro.
Un sorriso,
Joe Bianca