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Morto il Commercio a Siracusa in assenza di un «Piano» di sviluppo

Il Piano commerciale a Siracusa è assente da oltre cinquant’anni. Lo strumento dovrebbe servire per promuove un intervento per il miglioramento dell’attrattività delle aree del sistema commerciale e il reinserimento dei locali sfitti nel circuito economico nel rapporto dei negozi di vicinato. Lo strumento, che adesso ci chiama Piano di adeguamento Urbanistico Commerciale (PUC da non confondere l’altra sigla Progetti di Utilità Collettiva, cui sono tenuti i percettori del reddito di cittadinanza) avrebbe come obiettivo quello di incentivare il piccolo commercio nelle aree urbane e di prevenire le chiusure dei piccoli negozi, per la cui finalità dovrebbero essere promossi da una serie di interventi sia di carattere generale nell’ottica di perseguire la continuità dei fronti commerciali, il decoro e la sicurezza delle aree che presentano «vuoti commerciali», rilanciando in tal modo anche l’attrattività dei luoghi e per contrastare i centri commerciali che hanno prodotto vittime di negozi nonché disoccupazione.

Le ultime notizie di cronaca ci riportano il 9 Aprile 2018 con un’interrogazione consiliare presentata dai consiglieri comunali di Progetto Siracusa Cetty Vinci e Salvo Sorbello che intervengono sulla mancata approvazione del Piano di urbanistica commerciale di Siracusa. «Solo con uno strumento, peraltro obbligatorio per legge, in grado di armonizzare le varie esigenze, tutelando innanzitutto quella di avere una città viva, che disponga di attività commerciali in grado di soddisfare le aspettative dei consumatori», dichiaravano i due nell’interrogazione. Oltretutto, neppure la grande distribuzione, che ha contribuito enormemente all’acuirsi della crisi nel settore commercio a Siracusa ha vissuto momenti positivi e successivamente le chiusure delle grandi strutture di vendita nell’intera Sicilia orientale lo confermano, vedi Auchan e Carrefour che sono riusciti a desertificare il commercio Siracusano per il mancato Piano Commerciale. Le due strutture hanno occupato 140 mila mq a copertura di 410.000 abitanti in modo sproporzionale tra abitanti e fabbisogno facendo chiudere centinaia di negozi di vicinato.

Lo strumento commerciale trova motivo di riscontro nel 2011-12 poiché sollecitato dall’obbligo di legge, con la nomina di un reggente, il sindacalista della Cgil, Enrico Tamburella (funzionario regionale) che approva il Piano, ma ahimè senza la compatibilità con il Piano Regolatore Generale e la Regione lo rispedisce al mittente. In questi lunghi otto anni si è operato illegalmente contribuendo a creare sacche di «presunto clientelismo sfrenato per rastrellare voti», a danno di chi ha operato nelle regole imposte dalla Camera di commercio. Inoltre i siracusani si chiedono con quali regole si sono dati i pareri per il costruendo grande ipermercato in viale Santa Panagia, in assenza del Piano Commerciale, avendo peraltro aperto la strada ad uso e consumo solo della struttura commerciale invece di consentire l’uso pubblico cui era destinata, in questo caso si è raggiunto il culmine di tutto. Potrebbe essere materia di indagine della magistratura.

Ma udite… udite… l’amministrazione comunale, a quanto è dato sapere, starebbe per completare l’iter di approvazione del Piano di adeguamento Urbanistico Commerciale conformandolo al passato Piano regolatore Generale. Un fatto aberrante, sarebbe ridicolo approvare il Piano Commerciale con un PRG scaduto e superato dai tempi con vincoli scaduti. Siamo dinanzi ad una colossale vergogna umana: il PRG scaduto da 10 anni e approvare il Piano Commerciale  conformandolo allo strumento urbanistico superato. Cari lettori con questo sindaco e giunta il commercio e la città sono caduti dalla padella alla brace.

Un sorriso,
Joe Bianca